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ANTONIO SETTE studio legale on-line

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diritto amministrativo e amministrativo elettronico, diritto dell’informatica e delle tecnologie digitali, diritto del lavoro pubblico

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la consulenza

Sulla base della legge delega 229/2003, è stato recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo Codice dell’amministrazione digitale, uno strumento di innovazione e di utilità per la Pubblica Amministrazione, che richiede uno sforzo notevole da parte della dirigenza pubblica e degli operatori del settore.

Firma digitale, Posta elettronica certificata, Servizi on-line, Basi di dati, Siti web istituzionali e così via sono ancor oggi concetti e strumenti estranei in tutto o in parte all’attività amministrativa, ma che potrebbero dare un apporto consistente all’operato dei pubblici uffici, sia nel senso di una maggiore interoperabilità, sia soprattutto nel senso di un risparmio sempre maggiore di denaro, di tempo  e risorse pubbliche.

Se infatti nel breve periodo gli investimenti sono consistenti, i risparmi che si possono conseguire nel lungo periodo sono tali da aver fatto prendere al legislatore la decisione, drastica e definitiva, di imporre la digitalizzazione dei pubblici uffici, operando su diversi sentieri: da un lato riconoscendo ai cittadini nuove posizioni giuridiche soggettive di vantaggio, e quindi nuovi diritti; dall’altro dettando i tempi della digitalizzazione, rendendo così cosa certa che prima o poi la p.a. italiana sarà digitalizzata.

Si è già avvertito, però, che il cammino non sarà affatto semplice ed immediato, in quanto i sentieri di cui si diceva sopra sono irti e scoscesi.

Imporre il rilascio della Carta d’Identità Elettronica (CIE) o della Carta Nazionale dei Servizi (CNS) implica il ripensamento delle risorse dei singoli Comuni; introdurre e generalizzare l’uso della firma digitale richiede l’apprendimento da parte del personale di tutta una serie di conoscenze che non sono affatto semplici.

Si ritiene dunque che la sfida lanciata dal legislatore possa essere vinta solamente facendo leva sulla formazione del personale, incrementando le spese a ciò finalizzate (attualmente in Italia si spende in tal senso molto di meno che nelle altre grandi Nazioni), predisponendo piani e programmi formativi che possano effettivamente informatizzare le efficienze, riqualificare il personale, razionalizzare l’azione amministrativa, dare una spinta al sistema Paese.

 

14 settembre 2005

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