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ANTONIO SETTE studio legale on-line

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diritto amministrativo e amministrativo elettronico, diritto dell’informatica e delle tecnologie digitali, diritto del lavoro pubblico

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la consulenza

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Progressioni verticali in cerca di un giudice

Le sentenze in commento, pur dando una concreta diversa applicazione al consolidato indirizzo giurisprudenziale delle SS.UU. in materia di riparto della giurisdizione per le controversie aventi ad oggetto progressioni verticali ovvero orizzontali, per la particolarità e relativa omogeneità delle questioni giuridiche coinvolte, consentono (e richiedono) una trattazione comune.

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Procedure selettive e ”riserva” di posti

Corte Costituzionale, 26 maggio 2006, n. 205 - Presidente Marini, Redattore Maddalena

In relazione all'art. 97, 3° comma, Cost., deve dichiararsi l’illegittimità costituzionale dell’art. 19, commi 1 e 2, lettera b), della legge della Regione Umbria 1° febbraio 2005, n. 2 (Struttura organizzativa e dirigenza della Presidenza della Giunta regionale e della Giunta regionale), il quale prevede (al comma 1) che «il Consiglio regionale e la Giunta regionale, nell’ambito della programmazione triennale del fabbisogno di personale, possono riservare posti nel limite del quaranta per cento di quelli oggetto di reclutamento dall’esterno a favore di soggetti che abbiano già avuto rapporti di lavoro con le predette amministrazioni ad eccezione di quelli attivati dai Gruppi consiliari in applicazione della legge regionale 20 marzo 2001, n. 7» e (al comma 2) che «i soggetti di cui al comma 1 sono ammessi a partecipare ai concorsi banditi dall’Amministrazione di rispettiva appartenenza a condizione che: a) siano in possesso dei requisiti previsti per l’accesso dall’esterno ed in particolare dei titoli di studio prescritti per le categorie relative ai posti messi a concorso; b) abbiano avuto rapporti di lavoro subordinato e/o para-subordinato a tempo determinato, per una durata complessiva di almeno 24 mesi nel periodo dal 1° gennaio 1995 al 31 dicembre 2004».

L’aver prestato attività a tempo determinato alle dipendenze dell’amministrazione regionale, infatti, non può essere considerato ex se, ed in mancanza di altre particolari e straordinarie ragioni, un valido presupposto per una riserva di posti.

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Posizioni organizzative e conferimento di funzioni dirigenziale a personale di categoria D

e sentenze in commento vengono proposte all’attenzione del lettore in quanto esaminano, in maniera diretta ovvero indiretta sotto diversi profili e con angoli prospettici diversificati, alcune questioni da anni dibattute tra gli operatori degli enti locali, nonché in dottrina e in giurisprudenza (sinora senza un approdo definibile stabile e condiviso), riguardanti essenzialmente due questioni:

a) delegabilità funzioni dirigenziali a personale di categoria D cui sia stata conferita la titolarità di posizione organizzativa;

b) applicabilità istituto “mansioni superiori” per il conferimento di funzioni dirigenziali a personale appartenente alla categoria D.

Prendendo spunto da tali questioni verrà, infine, affrontata la problematica relativa alla conferibilità di incarico dirigenziale a tempo determinato a personale appartenente alla categoria D in servizio nello stesso ente, previo collocamento in aspettativa.

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Il conferimento degli incarichi dirigenziali negli enti locali tra diritto ed organizzazione

L’entrata in vigore delle  legge 142/90 ha attribuito agli enti locali il ruolo di precursori nell’introduzione nella P.A. del principio di distinzione tra politica ed amministrazione rispetto al più generale processo di trasformazione ed innovazione della stessa, iniziato nel corso degli anni ’90 e che sembra aver trovato un ‘assetto, se non compiuto, ormai irreversibile.

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